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Perseo Libri, un sogno in pericolo
Postato Mar Mag 31, 2005 6:04 am di Garak79


News
La Perseo Libri, la casa editrice bolognese fondata da Ugo Malaguti, che da anni si batte per diffondere fantascienza di qualità in Italia, si trova in questo momento in difficoltà. Vi prego di leggere il seguente editoriale fino in fondo, anche se è lungo, perchè vi assicuro che ne vale veramente la pena.

"Vi parlerò del tempo futuro in cui l'avidità e la stupidità degli uomini portarono desolazione e pericolo per la Green Hall e per tutti gli uomini liberi, minandone le forze con la menzogna e il tradimento," mi disse John Delmar. "Perché sì, persino la Legione dello Spazio fu tradita… e il nero pericolo proveniente dagli spazi siderali portò sventure e disastri nell'ignaro mondo degli uomini. Questa è la storia di quei giorni, dei pericoli e dei tradimenti e degli intrighi che misero a dura prova la sopravvivenza stessa della Green Hall, ma permisero anche di scrivere le pagine più fulgide nella storia del Sistema."

da La legione dello spazio di Jack Williamson



Carissime amiche e carissimi amici,

oggi è il 24 maggio, un giorno dalle antiche eco guerresche, nel quale anni or sono riecheggiavano le note della Canzone del Piave, segnale di rovesciamento delle sorti di una guerra, di rivincita, di gol segnato nei supplementari; ma è anche il quindicesimo giorno che segue il mio ritorno a casa dall'ospedale che mi ha trattenuto, volente o nolente, per ventitré interminabili giorni, durante i quali ho rischiato di lasciarci la pelle (ma grazie al cielo adesso sto davvero meglio, e spero di migliorare ancora di giorno in giorno…!).
Queste due settimane le avrei dovute passare a riprendere le forze, che non sono ancora al cento per cento ma promettono bene, ma invece ho dovuto subito aggiornarmi su quanto è accaduto durante la mia assenza, e anche prima, quando le mie condizioni mi impedivano di seguire il lavoro come avrei voluto. Perché gli ultimi mesi, ammettiamolo, io ero più assente che presente. Così ho dovuto trarre conclusioni, affrontare la realtà, e una volta assorbito il colpo, mi sono subito messo a fare piani di riscossa.
Tutto questo adesso lo ritrasmetto a voi.
Pregandovi di leggere fino in fondo, di far conoscere il contenuto di questo editoriale, di segnalarlo a chi ritenete possa essere interessato, a farlo circolare dappertutto, fregandovene del fatto che qualcuno possa interpretarlo come un segno di debolezza: i cretini non sono nel nostro target, li si riconosce dai loro commenti, non ci fanno né caldo né freddo. Sono in tanti a dirmi di ripiegare sulle frasi di circostanza, ma io - ed è una decisione mia e mia soltanto - credo che lavorando con persone intelligenti solo la sincerità e la piena conoscenza dei fatti possano dare i loro frutti. In quanto a coloro che amano parlarsi addosso senza nulla concludere, bene, avranno un argomento per le loro chiacchiere. E magari qualcuno parteciperà anche al piano di riscossa della Perseo acquistando qualche libro.
Conto in quattro mesi di far rinascere la Perseo dalle ceneri della mia malattia, e per questo dovremo comunicare, scrivere, far conoscere il messaggio che lanciamo già con questo editoriale, ma che andrà rifinito, semplificato, magari concentrandolo in poche righe e diversificandolo. Per fare questo, bisogna agire subito, e avrò bisogno di collaborazione da parte di tutti gli amici veri.

Per qualche motivo, mentre mi accingevo a mantenere la promessa e a scrivere un vero editoriale dopo mesi e mesi di silenzio o di comunicati di poche righe - magari non è quello che avrei voluto scrivere e che voi avreste voluto leggere, ma le cose stanno come sto per dirvele ed è inutile girarci intorno - mi è venuto in mente uno dei libri che ho più amato nel corso della mia attività letteraria, uno di quelli che più mi ha appassionato tradurre, La legione dello spazio del caro Jack Williamson.
Così per raccontarvi tutto, come promesso da tempo, e per mettervi al corrente di quanto ho scoperto di ritorno dalla mia lunga malattia, ho premesso poche righe tratte da una versione della Legione che Jack Williamson preferiva a quella apparsa in rivista e successivamente in volume, e che mi trasmise, insieme ad altre parti, nel lontano 1968, quando appunto concepii l'idea di presentare in edizione rilegata i classici della fantascienza (idea che venne accolta da sberleffi e pernacchie, salvo poi essere imitata non appena un durissimo lavoro ne decretò il successo: ma questo è normale). Se poi l'idea che la nostra Perseo sia come la Legione dello Spazio, e che le perfide Medusae della Stella Fuggiasca di Barnard, a causa del tradimento di Eric Ulnar, stiano per conquistare la Luna e la Terra e tutti noi, ci farà ritrovare lo spirito combattivo, tanto meglio. Non è più tempo di piangere e di attendere, è tempo di muoversi e di combattere. La situazione che ho ritrovato al mio ritorno è apparentemente disperata, eppure c'è spazio e modo per rovesciare le sorti a nostro favore. Ma andiamo per ordine, altrimenti rischiamo di non capirci più nulla.
A mente lucida e a posteriori, facciamo un breve riassunto. Da ottobre in poi, non ho mai avuto il tempo, né la lucidità, per farlo. E poi una volta concluse le cose, è tutto molto più semplice.

Una cronistoria a posteriori: ovvero, del senno di poi… (Nel quale Ugo fa autocritica e racconta il lato oscuro delle sue vicissitudini)

Dunque: nel mese di ottobre una coronarografia alla quale fui sottoposto presso l'ospedale Maggiore di Bologna, a causa di forti disturbi cardiaci che mi avevano colpito già nel mese di settembre, rivelò la necessità urgente di sottopormi a un delicato intervento chirurgico, la sostituzione della valvola aortica più qualche bypass, per evitare rischi che - a detta dei medici - potevano manifestarsi in qualsiasi momento; comunque mi davano un paio di mesi di tempo per decidere la data dell'operazione ed effettuarla.
Le mie condizioni non erano certo ottimali, anche se le terapie alle quali sono stato sottoposto quasi subito mi hanno permesso di condurre un'esistenza "quasi" normale. Vivere con continui dolori al petto, imbottirsi di Carvasin per farli cessare, essere sempre più stanco e privo di forze e spesso avere mancamenti o vertigini o lunghe pause di sonno, ve lo assicuro, non è piacevole. Ma si vive. E di fronte alle necessità di operarmi e lasciare la Perseo senza guida per un periodo prolungato, nel momento in cui si stavano coronando tutti i miei sogni, e cioè l'ambizioso progetto triennale che portava il nostro fatturato a livelli di assoluta preminenza, sistemava tutti i tasselli produttivi che avevo così duramente costruito nel corso degli anni, in una parola, mi faceva arrivare finalmente a un traguardo prestigioso e definitivo, ho deciso di assumermi personalmente il rischio di rimandare l'intervento per il tempo necessario a completare i programmi di lavoro e a risolvere alcuni problemi che l'improvvisa malattia rendevano sempre più difficili da risolvere. Una decisione rivelatasi a posteriori sbagliata, ma che nelle stesse circostanze probabilmente riprenderei anche oggi. Come potevo immaginare cosa sarebbe successo? Tenete presente inoltre che, in questa situazione, il fattore "ostinazione" mi teneva accanitamente sul lavoro senza rendermi conto che la produttività era minima, rispetto alle condizioni normali. Non ero il Malaguti normale, ma volevo esserlo e mi ostinavo a esserlo. Un clamoroso errore, molto umano. E con buone ragioni.
Vedete, il problema si poneva nei freddi dati delle cifre: cifre che davano un'espansione del volume di affari della Perseo, a bilancio, impressionante e forse fin troppo accelerato nel corso dell'ultimo triennio. Eppure questa espansione era stata necessaria, caldeggiata e voluta e praticamente imposta dalle banche, che solo a fronte di un fatturato in continuo aumento erano disponibili a concedere gli ampliamenti di linee di credito necessari per affrontare e gestire questo veloce sviluppo, che senza adeguate linee di credito non poteva essere sostenuto e così via, nel classico circolo vizioso del serpente che si morde la coda.. Unificare la produzione di libri di fantascienza, i services in altri settori, le edizioni commerciali per le imprese, e tutto quanto serviva a portare il fatturato che tre anni prima oscillava sui 900.000 euro ai 2.800.000 previsti per l'esercizio 2004 (e raggiunti in raccolta ordini proprio nello stesso periodo in cui mi veniva riscontrato il problema cardiaco) era stato un lavoro massacrante, svolto con poche forze e risorse umane, creando una rete di clienti altamente specializzata, ma essendo vincolati sempre di più al sistema bancario che, follemente, concedeva e toglieva senza alcun criterio logico, malgrado la Perseo sia sempre stata una di quelle aziende che hanno fornito dati trimestrali e completi e assoluta trasparenza, confidando in un rapporto di collaborazione nell'interesse comune (e ottenendolo, va detto, in alcuni casi: in realtà io non ce l'ho con le banche in generale, ma con due di esse, che per opposti motivi meritano di essere indicate come la causa prima di tutti i nostri problemi).
Mi direte: non è necessario dire tutto questo. Be', se vogliamo raccontare tutto, è necessario. E poi concedetemi di essere retroattivamente orgoglioso per un lavoro stupendo che avevo concepito e realizzato quasi completamente, e che solo i problemi di salute improvvisi e la stupidità di alcuni hanno vanificato in parte. E vedere come si era realizzato quasi l'impossibile una volta può essere di stimolo a realizzarlo di nuovo, subito e ora.

Non voglio annoiarvi con pagine e pagine di dettagli tecnici, molti dei quali probabilmente non vi interesserebbero (e se qualcuno ha voglia di sentirsi raccontare tutta la storia, può venire a trovarmi: non ci sono segreti, tutto quello che facciamo qui si svolge in piena trasparenza, alla luce del sole). Purtroppo le mie condizioni di salute, da ottobre in poi, sono peggiorate. Io cercavo di resistere e di lavorare, e peggioravo. Non vi dirò quello che ho passato, né in quale modo ho resistito, continuando a lavorare: ma le forze non erano quelle di sempre, e mi hanno portato, nell'ultimo trimestre del 2004, a errori, ritardi e improvvise assenze che hanno causato ritardi e omissioni nelle consegne del prodotto del settore "commerciale", oltre che in un ritardo clamoroso nelle uscite del settore fantascienza. Ero in ritardo nei contatti con i collaboratori, nelle revisioni dei testi, nelle risposte e nelle impostazioni. Certo, ho cercato di sopperire in condizioni di netta difficoltà. La mia scelta di non nascondere nulla, sulle mie condizioni fisiche e sui problemi che esse comportavano, se ha avuto un esito positivo in simpatia e affetto da parte dei lettori e del mondo della science fiction, ha invece prodotto un effetto disastroso nei rapporti sia con i clienti storici (non fantascientifici) che con alcuni Istituti bancari che con una parte dei collaboratori (anch'essi non fantascientifici).
Perché? Presto detto.
In pratica, questi nostri interlocutori hanno avuto paura… paura che le mie condizioni peggiorassero e che magari mi venisse un colpetto nel momento critico, senza darmi il tempo di riorganizzare le strutture e le consegne della Perseo. E questo non mi è stato detto in faccia, anzi, sono stato riempito di ipocriti inviti a curarmi, a non preoccuparmi di niente, e contemporaneamente ogni richiesta che formulavo per accelerare i tempi del mio ricovero veniva non solo disattesa, ma addirittura capovolta. Mi occorreva, che so, un anticipo di dieci giorni sulle valute presso un Istituto, per anticipare tempi di lavorazione e pagamenti, e questi dalla mattina alla sera mi spostavano le valute dieci giorni più tardi, farneticando di situazioni generali nelle quali tanto un ritardo da parte nostra sarebbe stato accettato da tutti senza problemi. Vi risparmio i dettagli peggiori, ma ogni volta che chiedevo o facevo richiedere qualcosa di semplice e di ragionevole, la risposta era esattamente il contrario, e generalmente presupponeva un impegno anche fisico da parte mia (preparazione di lunghe relazioni, documentazioni impossibili, progetti in quintuplice copia, partecipazione a incontri inutili in luoghi e orari impossibili) che dovevo compiere sempre sotto l'ipocrita canzone "ma pensi alla salute, per favore!"
Sono state settimane allucinanti. Ho lanciato il famoso appello al pubblico per garantire quanto meno l'attività del settore libri, come ricorderete, e ho ottenuto buoni risultati. Ma non avevo tenuto conto di quello che stava accadendo dietro le mie spalle.
Improvvisamente un istituto di credito del quale non avrò mai un buon ricordo, (se avete necessità di stabilire buoni rapporti bancari basati su collaborazione e fiducia, statene alla larga: il nome non lo posso dire in questo momento, almeno pubblicamente, ma se vi interessa, un colpetto di telefono e vi metterò in guardia…) inspiegabilmente e senza alcuna motivazione ha fatto mancare il suo apporto all'equilibrio della Società, cancellando impegni precisi e accordi presi solo pochi giorni prima, mentre altri Istituti tiravano i remi in barca in attesa di vedere cosa sarebbe accaduto. In una parola, io ero considerato un papabile per l'aldilà, ma nessuno me lo diceva in faccia, mentre tutti lavoravano per limitare i danni di una mia possibile dipartita. Mentre qualcun altro, ancor più idiota, non credeva semplicemente ai miei problemi fisici e riteneva che nascondessero chissà quale espediente per sottrarmi a impegni non meglio specificati. Capito che ambientino?
Che questo atteggiamento sia stato più cretino o in malafede, non saprei dirlo: non stavo, ahimé, così perfettamente da poter avere la lucidità e la prontezza di combattere, e tutto è avvenuto in modo avvolgente, senza quasi che io potessi farci qualcosa. Per di più, io minimizzavo i miei problemi per evitare di essere costretto a entrare in ospedale per operarmi, e anguilleggiavo di conseguenza… un incubo, credetemi.

Cosa è accaduto quando io tacevo (Ovvero: da gennaio ad aprile, mesi da incubo)

Avevo detto che sarei stato breve. Al momento mi sembra di essere spaventosamente logorroico, ma questo primo editoriale deve essere esaustivo. Cercherò la sintesi, ma qui stiamo parlando di eventi complessi, che coinvolgono decine di interlocutori, situazioni particolari, eventi diversissimi.
Facciamola semplice: il ritardo nelle consegne dei materiali concordati, contrattualizzati e fatturati alla clientela ha prodotto, improvvisamente, un blocco di tutti i pagamenti, contemporaneo, improvviso, anzi, con un preavviso di poche ore (e qui posso anche capire l'atteggiamento dei clienti che avevano subito qualche danno dai ritardi, anche se la reazione è stata a mio parere più isterica che ponderata, visto che tutto sarebbe stato rimediabile in pochi giorni e con pochi sacrifici se solo ci fosse stata la volontà di mettersi intorno a un tavolo e discutere) che a sua volta ha prodotto un irrigidimento da parte di tutte le Banche, anche quelle più amichevoli: questo avveniva nel mese di gennaio. Una volta emerso il problema, tutto sarebbe ugualmente rientrato nella piena normalità se ci fosse stato concesso un piccolo volano di credito per ultimare i lavori in corso: ma con una "geniale" intuizione (dico geniale perché ci vuole del genio anche a essere ottusi) i vari Istituti rispondevano: prima effettuate le consegne e fatevi pagare, e poi vi riapriremo i rubinetti. Alla semplice constatazione di "ma cosa consegnamo se abbiamo bisogno di un minimo volano per ultimare i lavori, e come possiamo farci pagare se non ottemperiamo ai contratti?" la risposta diventava: "allora fate firmare ai clienti cambiali o altri titoli di credito", geniale modo di ingraziarsi una clientela che aveva non troppo intelligentemente ma giustificatamente dal suo punto di vista sospeso i pagamenti proprio per i ritardi e quindi le inadempienze da parte nostra. Era una clientela non da costringere con la forza, ma da convincere e rassicurare. Così difficile da capire? I casi sono due: o gli Istituti bancari sono governati da gente fuori di testa, o noi abbiamo clamorosamente mancato nel comunicare con esattezza la realtà della situazione, formulando le nostre richieste in lingue perdute e dimenticate come il bustrophedon pasquano, e non in italiano.
Bene. A questo punto io avevo una conoscenza solo parziale di questi eventi, avendo affidato le trattative, che ritenevo semplici e brevi, ai nostri consulenti e professionisti (non posso escludere che certe carenze di comunicazione siano dovute al fatto di avere parlato per interposta persona, ma non lo credo); e le mie condizioni di salute si aggravavano continuamente, tanto da impedirmi di partecipare a riunioni o incontri e da costringermi, il 14 aprile, finalmente, a tagliare ogni ponte e a ricoverarmi, con le vicende che tutti voi conoscete per averle lette su questo sito. Era l'ultimo termine, i medici mi hanno confermato che non avrei potuto tardare un solo giorno in più. Mi hanno anche detto che ho rischiato, davvero, la pelle, e questo mi ha fatto sentire ancora un poco più stupido di quanto non mi sia sentito dopo l'operazione, quando ho ripreso la mia vecchia lucidità mentale che negli ultimi mesi era andata in cavalleria.

Un grazioso aneddoto, per farvi capire meglio con chi ho avuto a che fare: proprio mentre io mi trovavo in rianimazione, mi sembra il 18 o il 20 dello stesso mese, la banca che era stata la prima della Perseo per 23 anni, con la quale si era sempre coperto un enorme volume d'affari con grandi vantaggi, credo, per quell'istituto, ma che da qualche mese aveva cambiato atteggiamento in concomitanza con la fusione con un altro importante istituto, che aveva fatto sparire la dirigenza che ci conosceva da anni sostituendola con funzionari assolutamente disinteressati alle problematiche aziendali e interessati soltanto ai formalismi, mentre io ero fuori combattimento e nessuno nella Perseo era in grado di pensare a problematiche di questo tipo, chiudeva unilateralmente il rapporto, rischiando, nelle intenzioni, di produrre uno sconquasso dal quale difficilmente un'azienda normale avrebbe mai potuto uscire (tenete presente che io stesso mi ero accordato con la direzione di rivederci e definire vari dettagli al mio rientro dall'ospedale, considero questa azione una scorrettezza grave, quasi un deliberato insulto al sottoscritto che con questo Istituto si era sempre comportato in maniera impeccabile e con totale disponibilità. Vergogna.). Credo proprio di dover rivolgere un cordiale ringraziamento a questa banca, o meglio, alla sua gestione attuale, per la sensibilità, la linearità psicologica, la coerenza, l'apertura, direi quasi l'affetto con cui si è comportata nella situazione con un vecchio cliente storico che l'aveva scelta per crescere insieme. Con amici così, davvero, non c'è bisogno di nemici.

Tutto questo l'ho trovato di ritorno da un mese di ospedale, e vi ho accennato solo ad alcuni problemi, senza citarne altri. Devo anzi dire che, dal momento del mio ricovero in poi, il numero delle carognate è diminuito e sono emersi gli amici veri, e ammetto di averne trovati molti più di quanto pensassi di averne (molti ma buoni, e questo è stato splendido scoprirlo). Mia moglie e i miei amici mi hanno "coperto" quasi ferocemente, nel periodo immediatamente precedente all'intervento e successivo, quindi molti elementi della situazione creatasi li ho dovuti scoprire subito dopo il mio ritorno. Evidentemente non potevano comunicarmi in rianimazione sviluppi negativi e problemi contingenti, anche se sono stato messo al corrente subito dopo di quasi tutto quello che era importante, come io stesso avevo chiesto. Ho accennato solo a un paio di esempi, quelli più facilmente comprensibili, ma il dramma è nato dai sette mesi che dovevano essere la definitiva consacrazione della Perseo e che, a causa della mia salute, e dell'accentramento che regola questa società (non lo voglio io, però esiste) sono stati letali. Non si tratta di problemi consueti, posso addirittura capire che, in un settore specialistico come quello editoriale, e in condizioni molto particolari, anche coloro che hanno dimostrato grettezza, insensibilità, panico, stupidità, possano avere avuto qualche ragione: e l'intelligenza non è merce che si compri ai supermercati, né è solitamente richiesta in partners commerciali. Però è triste rendersi conto di avere lavorato per anni, e avere dato fiducia per anni, a gente che alla prima prova si è sciolta come neve al sole e ha pensato soltanto in termini viscerali, senza ragionare né riflettere. E adesso che io sono tornato, e che forse - tutto è possibile - rimboccandomi le maniche e ricorrendo agli amici e alla fantasia potrò risolvere le cose, che cosa diranno costoro? Bene. Lo vedremo. Certo, lavorare con degli stupidi in buona fede è sicuramente più rischioso di lavorare con dei fetenti in malafede, ma in gamba. Vedremo nei prossimi giorni, uno per uno, chi recuperare di coloro che si sono lasciati prendere dal panico, e chi salutare definitivamente.

Nel momento più difficile, bisogna guardare avanti (Ovvero: un progetto funzionale per trasformare un disastro in un trionfo)

I miei primi quindici giorni di convalescenza, quelli che, a seconda dei medici, avrei dovuto trascorrere con il telefonino staccato e lavorando solo su quanto mi divertiva, sono stati un continuo succedersi di calcoli, informazioni, rapporti, colloqui, anche se devo ammettere che le mie energie sono ancora al 50%: ma la lucidità è ritornata quella di un tempo, e ancor più mi rendo conto dell'errore commesso nel non entrare immediatamente in ospedale a novembre. Se lo avessi fatto, a gennaio sarei stato di nuovo al mio posto e nulla di tutto questo casino sarebbe accaduto, o comunque sarebbe stato risolto in pochissimo tempo.
E però le cose non sono andate così, e adesso l'ultima fase della mia convalescenza e tutte le energie che il cuore rinnovato mi potrà concedere devono essere dedicate alla battaglia. Perché dall'analisi di quanto è accaduto, devo ammettere che la situazione si è così incasinata da garantire a un'azienda normale solo quattro mesi di vita: quattro mesi di lenta agonia, anzi, prima di arrivare o a una cessione ad altro gruppo delle componenti più attive (e ahimé, la parte fantascienza non fa parte delle componenti più attive: anzi, rappresenta un passivo che viene coperto dagli altri settori, in particolare quello commerciale, e anche se questo passivo diminuisce a ogni esercizio, ci volevano ancora un paio di anni per riportare il settore in pareggio, visto anche il fatto che si privilegiano e si privilegiavano gli investimenti a lungo o medio termine, le scelte "difficili" e non di resa immediata, come tutti sapete) o a una chiusura definitiva, dopo quarantacinque anni, di un'attività che nel bene e nel male ha contraddistinto il percorso di generazioni di autori, appassionati e lettori.

Francamente, avrei preferito un esito negativo dell'operazione alla quale sono stato sottoposto piuttosto che un precipitare così assurdo di una situazione aziendale che così amorevolmente e con tanta straordinaria fatica in pochi abbiamo saputo costruire nel corso di questi ultimi anni. Però ripensandoci mi rendo conto che affermare una cosa simile appartiene allo stesso tipo di errore commesso quando ho insistito per sei mesi (un'eternità, per un'azienda) a lavorare in condizioni menomate e alterate, invece che scegliere la via immediata dell'operazione. Il fatto è che sono l'unico ad avere la visione d'insieme, il carisma, l'energia e anche la competenza per guidare la barca in situazioni di estrema difficoltà, in attesa di una riorganizzazione che renda la mia figura sostituibile (e sapeste quante volte ho provato a trovare collaboratori in grado di agire al mio posto, e quanti casini ogni volta questo ha provocato…). Alla faccia della modestia inutile, se sto bene, come spero di stare adesso (avrò ancora qualche settimana di funzionamento ridotto per la convalescenza, ma, lo ripeto, sono quasi completamente operativo) è una battaglia che voglio combattere.

Come ho detto, qualsiasi altra azienda avrebbe quattro mesi di vita, nelle attuali circostanze. Perché senza poter ricorrere al credito bancario, con i rapporti con la clientela abituale da ripristinare (e per farlo pienamente occorreranno almeno sei mesi, visto che quanto non è stato consegnato nel periodo invernale potrà essere rimpiazzato solo in quello estivo), con sette mesi di funzionamento parziale alle spalle anche nei confronti dei lettori, altre aziende meno solide e meno innovative della Perseo sarebbero morte e sepolte.
Ma a dispetto delle banche ottuse (o meglio, dei funzionari ottusi che non sanno distinguere il grano dal loglio e che si nascondono dietro parametri idioti per mascherare la propria incompetenza), dei clienti pavidi e un po' opportunisti (lo so che vi offendete leggendolo, ma che dovrei dire io, cari amici, per il vostro pronunciamiento che vi ha fatto subire il panico, cattivo consigliere per chi vuole dirsi imprenditore, a tal punto da non firmare neanche accordi che non vi impegnavano a nulla ma che avrebbero permesso ai miei poveri consulenti di trattare la questione da un punto di maggiore forza?
Posso capirvi e vi perdono, ma sicuramente avete sbagliato, e di grosso, anche se ormai il danno è stato fatto e anche se mi darete ragione alla fine non mi servirà a molto), dei collaboratori alcuni dei quali a un certo punto si sono lasciati prendere dalla sindrome da assenza di spina dorsale e si sono nascosti sotto a un tavolo piangendo sul destino cinico e baro, senza tirar fuori uno straccio di azione o di idea pur avendo sparato idee e azioni (e in qualche caso cazzate) fino a pochi secondi prima, dei soci che si sono fatti improvvisamente di fumo nel momento in cui io sono arrivato al punto di chiedere personalmente un loro intervento per sistemare le cose, come un favore personale e non come un dovere e un fatto di proprio interesse… bene, a dispetto di questa gente, molti dei quali non considero né potrò mai più considerare amici, e che hanno avuto sfortuna per il fatto che io sia ritornato pienamente guarito dall'intervento che ho subito (eh sì, ho la pelle dura), io ho visto e vedo una possibilità non solo di evitare la fine, ma anche di cogliere questa occasione per riportare equilibrio nell'attività editoriale e renderla indipendente per sempre dalle banche, dai settori commerciali diversi dalla fantascienza, e dai pesi che l'hanno condizionata finora, per capovolgere il trend e lasciare per sempre alle spalle gli equilibrismi e gli affanni e fare fantascienza senza limiti, con la certezza di avere le spalle coperte. Utopia, andata e ritorno? Vediamo.

Dipende da noi, non da altri.

Amiche e amici, non vi dico certo che la situazione è serena e tranquilla come lo era a settembre, prima che questo cuore temprato da mille avventure non s'imbizzarrisse producendo danni e guai che solo un evento inaspettato come questo avrebbero potuto produrre. Non vi dico nemmeno che se non avessi commesso tanti errori, primo tra tutti quello di voler pensare prima alla soluzione dei problemi e poi a riprendere le condizioni di forma normale (mentre il segreto era esattamente fare viceversa) le cose sarebbero filate lisce: era probabilmente destino che qualche difficoltà si presentasse, le cose andavano troppo bene, il nostro successo e la nostra espansione erano troppo travolgenti. C'è sempre qualcosa che ti frena, in vista del traguardo.
Però io dico che rassegnarsi alla sconfitta, accettare i diktat e le sentenze di gente di poco spessore che non sa nulla né capisce nulla di ciò che un patrimonio come quello della Perseo significa per un numero grande o piccolo di amici, accettare di scomparire nel momento in cui maggiormente un discorso lanciato da molto tempo dà frutti, essere cancellati in modo da lasciare soddisfatti coloro (e ce ne sono) per i quali la nostra presenza rappresenta una spina nel fianco, la dimostrazione di come idee e cultura si possano accompagnare a divertimento e originalità e onestà nei confronti dei lettori e degli autori, non è da me, non è da noi. Cosa ho pensato?
Prima di tutto, ho cercato di tracciare un disegno: occorre un introito immediato e straordinario, basato sulla produzione esistente, sulle novità già uscite, e sulle disponibilità di magazzino, per coprire le esposizioni più pericolose con il sistema bancario, avere i fondi per completare la produzione commerciale ed effettuarne le consegne nei mesi estivi, in modo che il "buco" rientri; contemporaneamente, cercare di chiudere tutti i vecchi rapporti bancari e la parte commerciale, quella cioè che presuppone ricorso al credito più o meno lungo, per passare a lavorare su base prevalentemente attiva, riducendo del 50% il fatturato ma anche del 100% l'esposizione debitoria a breve.
Sembra una follia, eppure le cifre ci confortano, e a mio parere, a patto che inizi da questo momento un lavoro in equipe, serio, con un coinvolgimento generale, senza remore o esitazioni, possiamo farcela. Sapendo che l'alternativa sarebbe la scomparsa della Perseo nel giro di qualche mese come fonte di approvigionamento fantascientifico, e la scomparsa del sottoscritto dalla scena (che magari per molti sarebbe un fatto gradito) queste energie bisogna trovarle.
Bene, amiche e amici: noi raggiungiamo circa 3.000 appassionati regolarmente "schedati", e altri 2.000 appassionati (o sedicenti tali) che ogni tanto chiedono informazioni o acquistano un libro una tantum. Il totale del pubblico che riceve nostra promozione regolare è di 5.000 persone. Ma in mezzo agli amici che ci seguono, ce ne sono altri che possono raggiungere ciascuno un club, un'associazione, un gruppo, una categoria, in qualche modo ampliando e allargando la base di coloro che possono essere informati delle nostre attività e della situazione. Per di più, questo sito è seguito da molti lettori che non ricevono le comunicazioni cartacee, e nei nostri archivi esistono indirizzi di altri 5.000 appassionati di un tempo che da anni però non si fanno vivi se non in rari episodi. Questa è la potenzialità del pubblico che possiamo raggiungere, oltre al pubblico che potremo raggiungere per interposta persona se quelli tra voi che ne hanno la possibilità segnaleranno la nostra iniziativa ai loro corrispondenti, magari trasmettendo questo editoriale o segnalando i brevi comunicati che cercheremo di realizzare nei prossimi giorni. Vediamo cosa si può fornire a questo pubblico potenziale.
Nel nostro catalogo ci sono circa 170 titoli, tra quelli usciti fino a oggi e quelli che usciranno nei prossimi due/tre mesi (la produzione continua, come state vedendo, perché il problema che ci colpisce è solo per quanto riguarda banche e clienti, non fornitori, tipografi o altri componenti produttivi, con i quali non esiste il minimo problema!). Questi 170 titoli abbracciano tutta la fantascienza, nelle sue varie forme, dalla grande opera storica ai libri di cinema, dai romanzi impegnati a quelli avventurosi, dalle riviste alle antologie… in una parola, fantascienza di alto livello, tutta.
La media di ordinazioni, in regime di novità in uscita, che si è consolidata nel corso degli ultimi anni, è di circa 800/1.000 ordinazioni postali al mese, più una piccola percentuale di acquisti diretti presso la nostra sede, più la clientela istituzionale non fantascientifica che per il momento dobbiamo dimenticare. Il fabbisogno che la Perseo ha in questo momento, per sfuggire alle forche caudine dell'impasse produttivo e della chiusura delle banche, e per andare avanti con i propri mezzi, alla faccia di tutto e di tutti, e solidamente nel settore della fantascienza - riducendo anche la parte commerciale - è di circa 300.000 euro di incassi da raccogliere nei prossimi 4 mesi (ma almeno un 10% andrebbe raccolto subito per dare slancio alla promozione, visto che lo sforzo compiuto mentre io ero in ospedale è stato notevole, avrete visto che i libri sono usciti e sono stati spediti e altri sono in preparazione e questo, con le attuali tariffe postali, comporta costi nell'ordine di svariate migliaia di euro). A che cosa equivalgono 300.000 euro di incassi? A circa 4.000 ordini di circa 75 euro ciascuno effettuati dai lettori nel corso di quattro mesi
. Quindi, non si tratta di una follia o di un sogno: cinque libri circa, o un paio di libri "pesanti", o cinque numeri delle riviste, o una delle offerte speciali che in questi mesi non mancano per favorire gli acquisti, effettuati da 4.000 persone, o due ordini di questo tipo effettuati da 2.000 persone, o quattro ordini effettuati uno al mese da mille persone. Considerando che sono appena uscite quattro novità importanti, che altre quattro stanno per uscirne, e altre ne usciranno a luglio, vi sembra davvero un obiettivo fuori delle possibilità, se riusciremo a comunicare con tutti gli amici interessati e convincerli che un loro piccolo sforzo di partecipazione può cambiare le sorti della sf italiana e della Perseo in particolare, se tutti si sentiranno coinvolti e inizieranno subito, appena finito di leggere questo editoriale, a effettuare un ordine attraverso il modulo del sito… insomma, se tutti si daranno e ci daremo una mossa?
Nessun contributo a fondo perduto, nessuna forma di abbonamento futuro (anche se gli abbonamenti sono sempre graditi, vogliamo essere ottimisti e diciamo che si tratta di un investimento su un futuro buono), solo una piccola parte dei libri di un catalogo importante che anche un curioso, non un appassionato, dovrebbe voler leggere o avere nella propria biblioteca. E a parte un centinaio di persone, nessun lettore dello schedario possiede più del 30% del nostro catalogo, quindi sicuramente i cinque o i dieci titoli da acquistare li troverebbe!
È fattibile. È possibile. Si tratta di privilegiare, per i prossimi quattro mesi, gli acquisti presso di noi, di non limitare gli ordini a una sparuta novità, e insieme ce l'avremo fatta. Di non dare un'adesione a parole, ma scegliere, impegnarsi per quella piccola quota di lettura che farebbe bene non soltanto ai semplici lettori, ma soprattutto a quegli autori che ci tempestano di dattiloscritti ma non si degnano di leggere le opere dei loro colleghi.
Per tanti di voi, scegliere in un catalogo di 170 titoli cinque opere da regalarsi e da leggere non dovrebbe essere un'impresa. Molti sedicenti appassionati in vent'anni nemmeno 5 dei nostri titoli hanno scelto. Ma questi non sono appassionati, diciamolo, non sono neanche alfabetizzati. L'occasione per gustarsi qualcosa di insolitamente intelligente e valido potrebbe coincidere con una mobilitazione come quella che ho in mente: ho bisogno che i più appassionati si facciano veicolo d'informazione, che i prossimi quattro mesi ci vedano straordinariamente uniti, che ci si veda, ci si parli, e soprattutto si martelli in modo che questa campagna abbia successo. È l'unica grande possibilità per vivere e vivere bene il futuro, conservare ciò che abbiamo e che se mancasse sarebbe forse rimpianto anche da chi adesso non vi dà importanza.

A me piace soltanto vincere: e a voi?

È come nella Legione dello spazio: siamo stati traditi, lo dico e lo ripeto, non so se in buona o in cattiva fede, ma approfittando di una situazione di debolezza nel modo più carognesco immaginabile, anche se all'origine di tutto c'è stata la mia ostinazione di sistemare le cose prima dell'intervento, e forse non sono stato così bravo e capace da farmi capire esattamente. Siamo stati giudicati e condannati senza poter effettuare una difesa, perché io ero malato e gli altri erano troppo impegnati a portare avanti il lavoro (e i signori autori sanno che è stato risposto fino all'ultimo di loro in tempi ragionevoli, che gli impegni sono stati attesi, che le novità sono state spedite), siamo stati impallinati perché, come in molti hanno detto, la sincerità e la trasparenza non pagano, avremmo dovuto essere più furbi e raccontare falsità. Ma ciò che è stato è stato. Ora si tratta di pensare al domani.
Anche adesso, mentre mi accingo a mettere in rete questo editoriale, sono l'unico a credere nella opportunità di raccontare tutte le nostre vicende in dettaglio, senza nulla tacera né in positivo né in negativo. Mi si dice che questo potrebbe essere controproducente. Ma perché?
Be', non escludo che la trasparenza sia un orpello inutile per i falsi, gli imbecilli e gli incapaci. Ma si tratta di categorie sulle quali sicuramente non ho alcuna speranza di vederli effettuare acquisti o di leggere la fantascienza come noi la concepiamo. E allora, se anche costoro diranno peste e corna e si godranno queste righe con l'avido gusto necrofilo che spesso dà gioia sulle disgrazie altrui, a noi che ce ne frega? Noi parliamo ai nostri amici, a chi ragiona come noi, a chi ama la fantascienza, a chi conosce la lealtà, a chi ha passione. E io credo che sia l'unica strada che si possa perseguire se si desidera guardarsi allo specchio al mattino senza arrossire. Io, in quarantacinque anni di carriera, ho l'orgoglio di poter affermare di aver sempre detto ciò che pensavo: da questo ho avuto delusioni, certo, ma anche grandi soddisfazioni. E soprattutto sono ancora qui, dopo quarantacinque anni, e conto - adesso che i problemi fisici che, soli, hanno potuto incrinare un lavoro di successo, sono dietro le spalle - di esserci ancora a lungo. Contro l'opinione dei sapienti, dei soloni, degli opportunisti, di quelli-che-sanno-tutto-loro.
In questo caso, è inutile negare che quanto ho trovato di ritorno da una delle prove più difficili della mia vita (vi assicuro che è stato molto pesante, molto più di quanto immaginassi) è stato duro, definitivo, decisivo. In realtà, tutto sembra condannarci a uscire di scena, eppure io vi dico che la soluzione è più vicina di quanto si possa immaginare, è possibile nei numeri, occorre però una grande mobilitazione, una prova corale di chi ci vuole bene e di chi ritiene di poterci voler bene, e al diavolo coloro che sentenzieranno e capiranno fischi per fiaschi e andranno a far compagnia a coloro che, nella loro pochezza, hanno pensato di approfittare delle circostanze per abbatterci.
La salute è importante, l'ho recuperata in buona parte, sono qui. Iniziano i quattro mesi più importanti della nostra storia. Attendo partecipazione, consigli sul modo di sensibilizzare la gente a questa campagna, magari organizzare qualche riunione qui a Bologna, anche per farvi vedere che sono il vecchio Ugo di sempre, recuperato in pieno. Un Ugo che non ha alcuna intenzione di arrendersi ai pavidi e agli imbecilli, agli ottusi e ai furbastri.
Ma anche un Ugo che in centinaia di e-mail e di fax si è sentito dire che non potevo permettermi di mollare, perché, secondo i miei amici interlocutori, la sf in Italia avrebbe bisogno di me (è stata la frase d'incoraggiamento più usata).
Bene, sarà vero. Ma prima di tutto, per poter essere utile, sono io, è la Perseo, ad avere bisogno di voi. Se risponderete all'appello da subito - e vedremo di dare i risultati e le situazioni e, se ci darete l'autorizzazione, anche i nomi di chi ci vuole bene - ce la faremo. Io penso di dedicare parte di questo sito a fornire settimanalmente il punto delle ordinazioni, mi piacerebbe segnalare i nomi degli amici, spero oltre i duemila, che parteciperanno a questa battaglia, vorrei dare aggiornamenti e magari discuterne in una sorta di forum continuo, e spero di poter organizzare ogni cosa nel tempo più breve, partendo da subito. Non sarà facile. Anzi, sembra una mission impossible. Ma proprio le missioni impossibili generalmente si concludono con un successo.
Anche la Terra sotto attacco delle Medusae sembrava condannata, mentre Aladoree Anthar montava il piccolo, ridicolo congegno chiamato AKKA. Come direbbe Giles Habibula, "…la nera sciagura si è abbattuta su di noi mortali… ma riusciremo ugualmente a cavarcela, e brinderemo con prezioso nettare alla vittoria benedetta!"
Io giocherei la tripla, al momento, sul risultato della partita, ma se avessi necessità di scegliere un risultato secco, punterei sempre sulla nostra vittoria. E in ogni caso adesso la partita la posso giocare, e intendo giocarla. Le partite si possono vincere o perdere, ma sul campo. E a dire la verità, io a perdere non mi diverto mai.

Ugo Malaguti

 

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