Le esigenze dei molti valgono più di quelle di pochi, o di uno?
Postato Gio Mar 30, 2006 9:41 pm di McRobert

 Per i profani, il simbolo di Star Trek è rappresentato dal signor Spock, meglio noto come “quello con le orecchie a punta”. Per i trekker, il simbolo della saga è il motto “Lunga vita e prosperità” accompagnato dal noto gesto con la mano. In entrambi i casi, a rappresentare Star Trek è dunque qualcosa che si rifà ai Vulcaniani. Sono loro l’anima della serie fantascientifica, poiché essi incarnano il fascino enigmatico dell’alieno, tanto più distante dall’umano quanto meno umano esso appare. Per usare un’espressione del dottor McCoy, le orecchie a punta non sono infatti l’unica differenza tra un vulcaniano e un essere umano.
Ciò che distingue le due razze è soprattutto l’espressione delle emozioni. Un vulcaniano, apprendiamo, non può ridere altrimenti le emozioni lo ucciderebbero. L’incapacità dei vulcaniani di ridere è ciò che più li distingue da noi umani. Una distinzione cruciale: sulla Terra l’unica specie animale che ride è quella dell’homo sapiens (benché anche molte scimmie abbiano il “senso dell’umorismo” e lo dimostrino, ma senza scoppi di risa). Una specie intelligente che non ride è quanto di più alieno si possa immaginare, perché la capacità di ridere è uno dei tratti distintivi principali degli esseri umani. Bergson la considera la manifestazione di quello slancio vitale che si ribella alla rigidità esteriore, per Horkheimer e Adorno è «l’eruzione della natura cieca», nel Nome della Rosa il pazzo Jorge lotta per dimostrare che Cristo non rideva, in modo da sottolinearne la superiorità rispetto alle passioni umane. I Vulcaniani possiedono il senso dell’umorismo – e lo dimostrano spesso – ma, per quanto a volte sorridano, non ridono mai: in questo modo si sottolinea la loro totale diversità dall’essere umano.
In generale, si dice che i Vulcaniani non hanno emozioni. Fonte: www.kappero.com
on è la formulazione più esatta: essi hanno emozioni, ma non le esprimono, e cercano di dominarle e di sottometterle. Alcuni hanno proposto l’idea che i Vulcaniani si siano liberati delle emozioni nel corso di un’evoluzione quasi biologica, simile a quella che ha portato l’uomo a liberarsi della coda. Come tuttavia si dimostra ampiamente nel corso di Star Trek, quelle emozioni non sono eliminate ma semplicemente “rimosse”, nell’accezione freudiana del termine. Con una differenza notevole, tuttavia: la rimozione è l’atto inconscio dell’essere umano che nasconde un ricordo spiacevole nelle profondità dell’Io, dimenticandolo; i Vulcaniani rimuovono invece le passioni in modo cosciente, e tuttavia - così come per gli umani - non le eliminano ma le soffocano, le nascondono. Questa rimozione non può che provocare inevitabili manifestazioni di disagio, che minano alla base l’esistenza stessa di un vulcaniano. Per tale motivo, queste emozioni debbono periodicamente venire alla luce, inevitabilmente in modo violento, come avviene nel Pon-Farr e in altri momenti dell’esistenza di un vulcaniano. «Struttura, logica, funzione, controllo. Una struttura non può reggersi senza fondamenta. La logica è il fondamento della funzione. La funzione è l'essenza del controllo. Io possiedo il controllo. Io possiedo il controllo»: è questa una formula vulcaniana per riportare l’equilibrio nella propria coscienza e tornare a dominare quelle passioni che spesso dirompono. Quello che il vulcaniano compie è un atto di fortissima repressione della libido, che sembra avvenire tramite uno strapotere del Super-Io rispetto all’Es. Nella nota concezione freudiana, l’essere umano è dominato da tre istanze: l’Es è l’istanza delle passioni elementari, della libido; l’Io è l’istanza della coscienza sensibile e pragmatica; il Super-Io è l’istanza che interiorizza le norme morali esterne e tende a sopprimere l’Es. Poiché, come apprendiamo dai vulcaniani stessi, la storia di Vulcano fu una storia di guerre sanguinose prodotte dalle violenze e dalle passioni smodate dei suoi abitanti, questa razza nel corso del processo di civilizzazione ha dovuto imparare a reprimere le passioni in favore di una rigidità totale. Lungi dall’essere quindi uno spontaneo processo evolutivo, il raggiungimento di una totale assenza di manifestazione delle emozioni è un prodotto sociale. Lo stesso che Norbert Elias in Sul processo di civilizzazione ritiene si stia producendo nella civiltà umana, che nel corso del suo progresso tende sempre più a reprimere socialmente le emozioni in favore di un modo civile di stare al mondo che si manifesta in un innalzamento della soglia del pudore e del disgusto verso la violenza e la morte. Tuttavia, un Super-Io dominante dovrebbe per forza di cose creare un Io debole, con la conseguente incapacità del vulcaniano di avere un proprio pensiero autonomo. I vulcaniani non sarebbero diversi dai Borg, esseri che fanno parte di una collettività tenuta insieme da codici rigidi e che, come apprendiamo, eseguono i dettami della loro Regina, manifestazione del Super-Io, che porta ordine nel caos. Così non è. I vulcaniani semmai sono dominati da un Io fortissimo, che permette loro di avere una visione del reale estremamente pragmatica e logica. Dobbiamo dunque ritenere che i Vulcaniani abbiano raggiunto uno stadio superiore a quello raggiunto finora dagli esseri umani, una fase in cui a una repressione dell’Es da parte del Super-Io segue una fase di fortificazione dell’Io rispetto alle due istanze conflittuali. In questo caso è particolarmente interessante osservare come si sia verificato questo passaggio. La Logica, come i Vulcaniani hanno modo di confermare quotidianamente, è la base del comportamento di questa civiltà. Cosa intendono essi per logica (che in vulcaniano si dice c’thia)? Il significato del termine idiomatico vulcaniano per logica ce lo dimostra: c’thia significa “verità reale”. Ciò che la logica fa è attenersi alla realtà dei fatti e di qui giungere ad affermazioni vere scartando tutto ciò che è falso. I Vulcaniani riprendono in pieno l’Empirismo logico sviluppato dal Circolo di Vienna tra gli anni ’20 e ’30 del XX secolo. Ne La concezione scientifica del mondo, i neo-positivisti del Circolo di Vienna giungono ad elaborare una teoria in base alla quale depurano da tutte le discipline scientifiche i concetti contraddittori e metafisici che ne guastano la perfetta logicità. La verità si basa su proposizioni che sono valide solo se empiricamente verificabili: se io dico che gli elefanti hanno la proboscide, questa proposizione sarà vera solo se una verifica empirica lo dimostra; se dico che gli elefanti sono rossi, verifiche empiriche dimostreranno che questa proposizione è falsa. Come disse Wittgenstein: «Un enunciato non esprime che ciò che è verificabile e null’altro al di fuori di questo». Ciò significa che la logica elimina dalle proposizioni umane tutto ciò che non è verificabile. Eventuali proposizioni metafisiche, come “Dio esiste”, non possono essere verificate empiricamente e dunque ‘non hanno senso’. Un vulcaniano direbbe che sono ‘illogiche’. Il Primo Assunto di Kir-kin-tha, alla base della logica vulcaniana, è: “L’irreale non esiste”. Questo spiega cosa i Vulcaniani intendono per logica: la verità reale, appunto, verità che non deriva da elementi etici o religiosi ma dalla sola verifica degli enunciati. Così depurata da legami morali, etici, metafisici, tradizionali, la mente vulcaniana è perfettamente razionale, e non c’è in essa niente che non sia logico. E’ errato ritenere che il sacrificio di Spock ne L’Ira di Khan per salvare l’Enteprise sia un “agire rispetto al valore”, come affermerebbe qualsiasi essere umano: un agire cioè che si spiega facendo riferimento a valori morali di fondo. E’ semplicemente un agire razionale rispetto allo scopo (per usare una terminologia coniata da Max Weber): Spock si sacrifica per salvare l’Enterprise, perché le esigenze dei molti valgono più di quelle di pochi, o di uno; non è una proposizione morale, questa, ma una proposizione logica: sovrapponendo le esigenze di molti, la somma è evidentemente maggiore di quella delle esigenze di pochi e dunque è matematicamente superiore.
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