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SETI in ITALIA
Data: Mer Set 24, 2003 6:15 am
Argomento: News


di Stelio Montebugnoli

Chissà quante volte l' uomo guardando con meraviglia il cielo e spinto da una atavica paura del buio e della solitudine, si è posto la domanda "siamo soli nell' universo?" Una risposta positiva a tale domanda porterebbe a tutta una serie di incredibili modificazioni del pensiero scientifico e filosofico come mai avvenuto in precedenza nella storia dell' uomo, dalla preistoria ai giorni nostri. La scoperta di pianeti extrasolari e la rivelazione di molecole complesse, mediante tecniche spettroscopiche, ci porta oggi a pensare che la vita nell' universo, nel modo in cui noi la conosciamo, possa non essere un evento unico. A questo punto, visto che l' attuale tecnologia lo permette, può avere un senso cercare l' esistenza di vita nel cosmo.



La comunità scientifica internazionale ha creato un gruppo internazionale di Bioastronomia che ha messo a punto un programma di ricerca a largo raggio. Questo è un gruppo multidisciplinare che ha il compito di indagare sulle condizioni che hanno reso possibile la nascita e l' evoluzione della vita sul nostro pianeta, se queste esistono in altre parti della nostra galassia ed infine, se civiltà, in possesso di una appropriata tecnologia, stia provando di farci capire che ci sono. La scoperta negli spazi interstellari di molecole prebiotiche, necessarie alla chimica della nostra vita e quella di nuovi pianeti, ha dato un notevole impulso alla Bioastronomia. In particolare, c’è stata una certa sensibilizzazione verso il programma che si occupa della ricerca di eventuali segnali radio artificiali provenienti da civiltà extraterrestri. Questo programma si chiama Seti (Search for ExtraTerrestrial Intellingence) ed è nato alla Nasa verso gli anno 70 ed è ora è portato avanti, con il nome Phoenix, dal Seti Institute. Questo è un Istituto che si sostiene con donazioni provenienti da privati e dalle molte industrie hi-tech che si trovano nella Silicon Valley (Ca) dove lo stesso ha sede. Per l’ eventuale rivelazione di questi debolissimi segnali nel campo radio, sono necessari sofisticati analizzatori di spettro digitali, tipo il SERENDIP IV riportato in fig.1, collegati alle grandi antenne dei radiotelescopi come, ad esempio, l’antenna VLBI di Medicina di fig.2.

Al momento, infatti, il segnale radio che si cerca è monocromatico cioè composto da una sola frequenza (portante radio). Se qualcuno volesse intenzionalmente farsi "sentire" probabilmente userebbe un tale tipo di segnale perché molto facile da generare e facilmente distinguibile, con gli analizzatori di spettro, dagli altri segnali a larga banda di origine naturale provenienti dal cosmo. I radiotelescopi sono strumenti molto grandi e molto costosi per cui il tempo di uso, per ogni singolo programma, ha un certo costo. Avendo il programma Seti una scarsa probabilità di fornire un qualche risultato, sarebbe inopportuno chiedere tempo osservativo dedicato esclusivamente a tale attività.

L' Istituto di Radioastronomia (Bologna) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con i suoi grandi radiotelescopi della stazione radioastronomica di Medicina, potrà effettuare a questo scopo osservazioni finalizzate a basso costo. Questa possibilità si sta realizzando all' interno di una collaborazione con l' università americana di Berkeley (California), che ha fornito un potentissimo sistema di analisi dati in tempo reale per la ricerca di debolissimi segnali artificiali nascosti nella miriade di segnali radio, di origine naturale, provenienti dall' universo. Il nome di questo "mostro", in grado di effettuare decine di miliardi di operazioni al secondo, è SERENDIP IV . Il sistema è già operativo. E', al momento, collegato all' antenna VLBI da 32 m di diametro. In futuro verrà collegato anche alla Croce del Nord che, con i suoi 600x600 m e i 30.000 mq di area collettrice, rappresenta una delle più grandi antenne in Europa. La particolarità del SERENDIP IV è quella di lavorare in parallelo alle osservazioni in corso per cui non viene richiesto "tempo antenna" dedicato. Non sapendo, infatti, esattamente a che frequenza sintonizzare il radiotelescopio, dove puntare l' antenna, con quali modalità osservative ecc.., tanto vale osservare a caso, cioè elaborare con il SERENDIP IV i segnali che provengono dalla stessa zona di cielo studiata dal radioastronomo che usa l' antenna in quel momento. Si persegue così il doppio obbiettivo di non richiedere assegnazione di tempo antenna, con conseguente abbattimento del costo, e di portare a quasi il 100% il tempo osservativo a disposizione. Inoltre il sistema non richiede nessun intervento dell' operatore perché effettua un primo post processing on line in maniera automatica. Si prevede, nel giro di circa 6 anni, di potere scandagliare un buon 50% del cielo visibile dal radiotelescopio di Medicina. Enormi saranno i problemi tecnici da affrontare e risolvere, ma questa è un' avventura che abbiamo il dovere di intraprendere tenendo soprattutto presente che, nel caso non si rivelasse nulla, "l' assenza dell' evidenza" potrebbe non significare comunque "l' evidenza dell' assenza".

 

 

Stelio Montebugnoli

Responsabile della stazione radioastronomica di Medicina (Bo)







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