
Urla dallo spazio profondo
Data: Ven Set 26, 2003 2:48 am Argomento: News
Urla dallo spazio profondo
Misteri di provincia: appuntamento settimanale Siamo nel 1961. Ultimi giorni del mese di maggio. Dentro la piccola mansarda di una villetta sulle colline torinesi, due fratelli si stanno dedicando nottetempo al loro hobby preferito, la radiocomunicazione in onde corte praticata con apparecchiature a dir poco pionieristiche. Si chiamano Giovanni e Battista Judica Cordiglia e, nonostante siano quasi trentenni, il loro spirito adolescenziale è ben più giovane. Così i due affidano i loro sogni e la loro fantasia ad ingombranti e gracchianti apparecchiature che rappresentano per l'epoca ciò che oggi Internet e i personal computer sono per l'attuale generazione elettronica, in altre parole la possibilità di collegarsi con altri mondi, dimensioni, società e forse con qualcosa di totalmente sconosciuto.
Ad un tratto, mentre da più di un'ora stanno "viaggiando" dentro il mondo delle lingue straniere e delle scariche distorte, odono qualcosa del tutto inedito: sono urla, lamenti disperati e battiti cardiaci dall'andamento irregolare. Uno dei due fratelli sta per laurearsi in lingue e, per ciò che riesce a capire, si sente in grado di affermare che quelle voci angosciate appartengono ad uomini russi. Gli Judica Cordiglia arraffano allora un registratore che è lì pronto per emergenze di qualunque tipo (ma non di quel tipo) e riescono a fissare buona parte dell'inquietante trasmissione prima che il fortuito collegamento cessi. Le concitate parole che sono riusciti a registrare verranno in seguito così tradotte da un interprete professionista: "Ascoltate.Pronto, pronto.Ho caldo, ho caldo.Non è pericoloso? Non è pericoloso? E' tutto.Respirazione, ossigeno.Ho caldo, fa troppo caldo..Ascoltate, ascoltate.Ho caldo.Vedo una fiamma.Come? Vedo una fiamma, vedo una fiamma..Ho caldo, ho caldo..Trentadue, quarantuno.Ma precipiterò? Sì.Ho caldo, ho caldo.Rientrerò, rientrerò.Ascolto.Ho caldo!" All'epoca furono veramente pochi gli opinionisti e osservatori occidentali che si rifiutarono di credere che in Unione Sovietica si stavano compiendo esperimenti astronautici per battere sul tempo la concorrente America e che prevedevano nel segreto più assoluto l'impiego di vere e proprie cavie umane, piloti cui probabilmente erano state raccontate delle vere e proprie fandonie di copertura e che venivano "sparati" nello spazio con la probabile consapevolezza da parte delle autorità che mai sarebbero tornati sulla terra. E si riferisce persino, ma non possiamo far altro che riportarlo da cronache dell'epoca su cui non esiste la possibilità di compiere verifiche, che il cinismo dei militari fosse tale da arrivare persino ad invitare i poveri cosmonauti morenti a non urlare e a non farsi sentire da "quelli di Torino", mentre le fiamme prodotte da un corto circuito e prolungatesi per parecchio tempo si stavano avvicinando all'abitacolo interno. Così allora i fratelli Judica Cordiglia furono fatti passare per visionari e per tutto il tempo della durata dell'impero sovietico si è sempre negata l'esistenza di "missioni fantasma" dall'esito drammatico e con piloti destinati scientemente alla morte. L'episodio è tra i meno conosciuti dalla pubblica opinione e rientra nella branchia di quelli che comunemente definiamo "possibili". Peraltro su Internet è possibile ascoltare la registrazione effettuata dai fratelli Cordiglia e a quelle urla disperate, ai quei battiti cardiaci che non possono essere francamente il frutto di trucchi peraltro non facilmente effettuabili, si hanno veramente pochi dubbi. Resta da aggiungere che in Alessandria esiste un ex radioamatore in grado di confermare l'esperienza dei fratelli Judica Cordiglia. A suo dire, l'uomo, oggi molto anziano ma quanto mai meticoloso nel ricordo, tentò d'informare giornali e autorità dell'epoca, scontrandosi con un classico e impenetrabile muro di gomma. Sostiene anche che per molti mesi qualcuno lo pedinò: tutti i giorni da casa al lavoro, e viceversa. Una sera ricevette anche una minacciosa telefonata in cui gli si consigliava di lasciar perdere l'hobby delle intercettazioni. "Molti in Italia udirono nei loro apparecchi quanto captarono quella notte i fratelli torinesi", aggiunge. "La maggior parte di queste persone ha subito pressioni, più o meno occulte e più o meno convincenti, a lasciar perdere la storia. E ancora oggi, se ci si fa caso, c'è uno stranissimo velo di silenzio che non rende giustizia alla gravità della vicenda. Se c'entri la politica non lo so e non lo voglio sapere. Non spetta a me dirlo."
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