Intervista a Franco Malerba: il primo astronauta italiano già nel 2001 teorizzava la possibilità del volo turistico spaziale.
Quando abbiamo chiesto a Franco Malerba, primo astronauta italiano ad andare nello spazio, un'intervista sul viaggio del futuro, ci ha detto di aver scritto molto sull'argomento.
Andando a rovistare tra vecchi articoli elettronici abbiamo scoperto che una domanda che lo imbarazza sempre è quella sulla data di un possibile viaggio di esseri umani su Marte. Così abbiamo deciso di non chiedergli nulla del famigerato pianeta rosso. Ma su tutto il resto, sul viaggiare nel cosmo, sull'essenza di questa esperienza, sul buio e la luce che si trovano superata l'atmosfera terrestre, avevamo ancora molte curiosità .
Ricorda che cosa significasse per lei viaggiare, prima del salto nello spazio e, in generale, quando era più giovane?
"Innanzitutto io sono figlio di un capostazione di un paese che si trova a 20 km da Genova in direzione di Milano. In quella stazione ci sono nato e da bambino, dalle finestre di casa, vedevo i treni arrivare, partire e fare manovra. Secondo alcuni è da lì che è nata la mia idea del viaggio, la mia necessità di spostarmi".
Un'idea che ha portato nella sua vita...
"Ho sempre creduto nell'arricchimento che nasce dalla possibilità di fare esperienze nuove. La mia vita è fatta di moltissimi cambiamenti, spostamenti e collocazioni geografiche diverse. Mi sono spostato per lavoro e sono cittadino francese, olandese, americano e di molti altri luoghi. Questo modo di muoversi arricchisce molto, anche più del semplice viaggio in se stesso che oggi è condannato a essere un'esperienza prevalentemente turistica, da album di fotografie".
E' vero, oggi ogni viaggiatore è diventato un turista. Ma la possibilità di viaggiare nello spazio non cambierà di nuovo le cose? Il turista non tornerà ad essere un esploratore?
"Penso che in un certo senso sia così. Intendiamoci, nello spazio si va anche per fare le fotografie alla Terra e per godere di magnifici spettacoli. Ma non si può andare come turisti. Bisogna essere capaci di ambientarsi e di cambiare il proprio modo di essere. Innanzitutto si viaggia nella nuova condizione dell'assenza di peso. Anche solo per mangiare, bisogna imparare a usare strumenti diversi, un po' come per 'i primi' che si sono trovati a usare le bacchette in oriente".
Cosa potrebbe spingere un essere umano a tentare una destinazione tanto inospitale?
"La prima motivazione è naturalmente tecnico-scientifica. Come per chi è interessato alla zoologia e decide di recarsi in luoghi impervi per osservare le specie di cui sa quasi tutto. Ma c'è anche un vero spirito di avventura che gioca un ruolo importante, insieme al bisogno di confrontarsi con situazioni difficili, ai limiti del sopportabile".
Prima che ne fosse decisa la fine si è parlato della Stazione Mir come di una possibile meta turistica. Come sarebbe stato possibile realizzare questo progetto se un astronauta di solito deve superare test infiniti?
"Sarebbe stato possibile eccome! Il modo tradizionale di andare nello spazio, passa attraverso un ruolo scientifico o comunque demandato dai governi. Ma nulla vieta che di fronte a un pagamento, un'agenzia spaziale, come lo era la Mir-corp, prenda in carico l'astronauta viaggiatore quasi come un 'pacchetto'. Di lui si potrebbero occupare due astronauti 'senior', capaci di curarlo, seguirlo e ospitarlo a bordo. Ci vuole buona salute, certo. Ma è necessaria anche per portare qualcuno con l'elicottero sulla cima del Monte Bianco, cosa che normalmente avviene. Quindi il modello del viaggio pagato nel cosmo è percorribile. Certo, bisognerebbe cercare di salvaguardare il senso dell'esplorazione spaziale, dove tutti devono contribuire al successo del viaggio e tutti devono essere di aiuto agli altri".
Sulla nuova Stazione spaziale internazionale c'è un angolino riservato a questo viaggiatore atipico?
"In una prospettiva abbastanza lunga, ma che rientra comunque in questo XXI° secolo, direi di sì. Quando il Presidente uscente degli Stati Uniti Bill Clinton, è stato intervistato alla fine dell'anno scorso, sulle principali scadenze del secolo, ha messo nella lista dei progetti realizzabili anche il viaggio turistico nello spazio. Anche perché c'è una curiosità sincera dell'umanità verso questa possibilità ".
Nei migliori romanzi di fantascienza, come Solaris o Cronache Marziane, sul pianeta più distante l'uomo ritrova sempre l'orto di casa propria. C'è un rapporto tra un viaggio nello spazio e la conoscenza di se stessi?
"Questa potrebbe essere una lezione del 'dopo', quando si guarda all'avventura percorsa e la si analizza di nuovo, la si rivede. Il viaggio nello spazio è l'unico 'epos' moderno che riporta l'uomo sulle orme di Ulisse, fino a superare Scilla e Cariddi, le colonne D'Ercole...".
Cosa troveremo oltre le colonne di Ercole?
"Non c'è una risposta unica. Il cosmo è il luogo degli estremi: grande buio e freddo, o grande luce e caldo. Dipende da quanto si è esposti a una stella. Questa alternanza è marcatissima per una navicella in orbita intorno alla Terra. Quando il sole è nascosto ci si trova di fronte a un buio immenso".
Che fine fanno le stelle?
"Si vedono ma sono ancora più lontane. Direi che sono meno luminose che sulla Terra. Perché viste attraverso l'atmosfera sfarfallano leggermente. Mentre nello spazio rimangono assolutamente fisse. Una visione che ha qualcosa di terribile e dantesco".
Alla fine, buio o luce?
"Pensandoci bene, in questo alternarsi fra opposti, penso che prevalga il buio. Le dimensioni del nostro Universo sono talmente grandi che se non c'è una stella vicina, o se la più vicina è coperta, è facile trovarsi in una zona davvero oscura. Credo che, nel bene e nel male, finché non ne scopriamo altre peculiarità per ora ignote, l'Universo sia soprattutto un grande vuoto".
Allora torniamo sulla Terra. Gli esperimenti condotti sulla stazione spaziale internazionale cambieranno il nostro modo di muoverci?
"Apriremo un capitolo della Fisica ancora inesplorato: la fisica in assenza di peso. Certi esperimenti li potremo realizzare solo in queste nuove condizioni: potremo miscelare due metalli allo stato liquido che normalmente tenderebbero a disporsi uno in alto e uno in basso per le differenze di peso. Così si potranno avere dei prodotti che assomigliano a leghe. La prima applicazione che mi viene in mente, è la possibilità di realizzare magneti superconduttori resistenti a temperature molto più alte di quelle cui siamo abituati. E magneti come questi permetterebbero di realizzare treni a levitazione magnetica davvero velocissimi".
Siamo tornati ai treni, la prima cosa che lei ha visto da bambino...
"Eh già ... non ci avevo pensato. Ma non ci si ferma qui. Attraverso lo studio di come le ossa degli astronauti perdono e recuperano il calcio delle ossa, nell'andata e ritorno dallo spazio, si può anche scoprire come curare alcune malattie come l'osteoporosi. Ricomincerà a viaggiare chi ora non se lo può permettere".
Buon viaggio, Franco!
http://www.francomalerba.it
Fonte www.startrekitalia.com