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La dove nessun Uomo è mai giunto prima...
Data: Mer Lug 21, 2004 9:18 pm
Argomento: News


«That's one small step for man but one giant leap for mankind». In America sono le 22,17 del 20 luglio 1969, in Italia le 4,57 del 21, quando l'astronauta americano Neil Armstrong lascia il modulo spaziale Eagle e mette piede sulla Luna. Si tratta davvero di «un piccolo passo per un uomo ma gigantesco per l'umanità». Là dove mai nessun uomo era giunto prima.

Trentacinque anni, nella nostra era iperveloce e ipertecnologica, sembrano un eternità, ma non lo sono. A chi ha più di quarant’anni sembra che Neil Armstrong abbia pronunciato una delle più celebri frasi della Storia dell’Uomo soltanto ieri. E in un certo senso è così: quando ci si confronta col Cosmo, con l’assoluto dell’universo, non è il nostro metro di misura quello adatto.



La conquista dello spazio ha a suo tempo affascinato miliardi di persone in tutto il mondo: i racconti di Isaac Asimov non erano più semplice fantascienza, ma verosimili previsioni di un futuro finalmente a portata di mano. Erano, in America, gli anni della diffusione di massa della televisione, della sua “scoperta�, per molti versi. Il raffinato impiegato della grande corporation di New York come l’ingenuo ragazzino di provincia erano affascinati dai telefilm di Star Trek, dalle avventure dell’astronave in missione non di conquista ma esplorativa, nell’oscura e tentatrice immensità dello spazio siderale.
E altro non era che il tema del viaggio, in fondo: come Odisseo non riusciva a sfuggire al suo destino di eterno viaggiatore in cerca di esperienze, e sopratutto di conoscenza, nemmeno dopo aver riabbracciato la moglie Penelope dopo venti anni di guerre, naufragi, morte e avventure di ogni genere, così il capitano Kirk e il fido primo ufficiale signor Spock insieme al loro multietnico equipaggio andavano incontro al loro destino liberi, inermi e coraggiosi.

Per questo il fatto che la patria della libertà, dopo molti anni di fallimenti, riuscisse a mandare un uomo sulla Luna per poi riportarlo a Terra sano e salvo è stato considerato uno dei più importanti avvenimenti della Storia. L’Uomo aveva spostato il confine del possibile: aveva dimostrato che la colonizzazione dello spazio era a portata di mano, e che era solo questione di tempo.

Ma il clima di quel traguardo, di quella fantastica conquista senza precedenti, quello sì, oggi è svanito.
Per chi ha meno di trent’anni la conquista della Luna appartiene a un mondo lontano, polveroso, affatto estraneo a quello contemporaneo. Un mondo per molti versi più maturo, i cui abitanti (quelli occidentali, almeno) tentano di approcciarsi criticamente alla realtà che li circonda. Oggi le prime domande sarebbero: “quanto costa mandare tre uomini sulla Luna? Perché lo facciamo? Non sarebbe meglio concentrarsi sui problemi della Terra, come l’inquinamento, le malattie, le guerre, le carestie, la distruzione delle risorse naturali?�.

Tutte domande sensate, questioni di vitale importanza per il futuro dell’Umanità. Perché una cosa è chiara: il futuro della razza umana è qui, sulla Terra: come tanti scienziati hanno dimostrato da ormai molti anni, i viaggi spaziali di massa sono semplicemente impossibili, come la colonizzazione di pianeti in cui il nostro corpo possa sopravvivere in condizioni accettabili.

E col tempo, c’è stato anche chi ha detto che non si è mai verificato un viaggio sulla Luna, che la tecnologia non lo permetteva, che è stata tutta una montatura della Nasa.
Gli argomenti non mancano: decine di luci e ombre inspiegabili (di cui molte tutt’ora inspiegate); prospettive di inquadratura del tutto inverosimili; e poi il cielo senza stelle alle spalle degli astronauti, la bandiera che oscilla troppo, la linea dell’orizzonte troppo vicina, la sabbia sotto l’astronave piatta e ordinata, eccetera.

Certo il dubbio esiste. E in fondo, i dubbi sono il vero sale della vita. Ma non è poi così importante: quello che conta davvero non è che l’Uomo sia arrivato o meno sulla Luna, ma perché volesse andarci. Insieme al fatto che l’intera umanità si sentisse partecipe del desiderio di conquista dello spazio.

E forse il vero problema è proprio questo: l’uomo odierno non ha più tempo né motivo per sognare: la realtà, crudele e squallida, richiamandolo alle proprie responsabilità, lo stringe nell’angolo, lo opprime. Devastazione ambientale, guerra, povertà, sopravvivenza, richiedono tutte le energie mentali e fisiche disponibili.

L’innocente spensieratezza degli Anni 60 oggi è solo un ricordo, legato a delle giovani democrazie, piene di speranza e di voglia di costruire il proprio futuro. Oggi, invece, non esiste nemmeno la certezza di essere capaci di conservare il presente.

Mario Vincennes
Fonte www.isinsardegna.it







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