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Star Wars contro Star Trek: io non scelgo
Data: Mer Set 22, 2004 4:44 am
Argomento: News


di Vittorio Zambardino
Ci sono milioni di siti là fuori sul web. Sui numeri, vince Guerre Stellari. E ci sono almeno tre-quattro offerte di dvd: i primi episodi di Star Trek, il cofanetto di Guerre Stellari. E ci sono gruppi di discussione, community intere che stanno lanciando tutta una guerra pazzesca: è meglio la saga di Skywalker, no è meglio la nave interstellare della Federazione. Ora quelli come me, della mia età, hanno passato gran parte della loro vita ad avere un nemico. Ci son quelli che ne vogliono ancora uno e vanno a cavarselo fuori dalla contrapposizione MacIntosh-Windows, per non parlare di Milano e Roma, di tartufo bianco e nero, di mare e montagna. Scusate, non scelgo. Li voglio entrambi. Ed è presto detto perché.



Quelle due storie sono due vie che portano alla stessa meta. Una, Guerre Stellari, è la via religiosa, mistica – segui la forza, Luke, e conquista il potere. L’altra laica, “civile� e disincantata rispetto ai mali del mondo e perfino rispetto alla possibilità di avere un mondo senza guerre. Perché se è vero che quella nave della federazione non spara sui pianeti che visita, è pur vero che i nemici ci sono e vengono combattuti: i Klingon, i Romulani (che fanno però una gran buona birra) e qualche Bin Laden minore, come quel tipo che voleva tornare sul Nexus e uccideva chiunque gli fosse d’ostacolo.
Insomma due modelli concettuali di vita e di mondi. Uno molto manicheo, junghiano – la luce e l’ombra - dove il mondo è retto da un elemento animistico, la forza, che chiede agli uomini di schierarsi con l’uno o l’altro corno del dilemma bene-male. L’altro, Star Trek, in cui esistono gli uomini, la tecnologia, e tante religioni che vanno tutte ugualmente bene perché tutte tollerate ma non interiorizzate. Un mondo che somiglia al nostro di oggi: tollerante e civile, ma inerme di fronte al male.
Mi andrebbe tutto bene, se non fosse per un certo relativismo culturale, intrinseco in entrambi, ma più marcato in Star Trek.
E si’ che d’istinto mi piacerebbe di più la leggenda di Kirk e Picard. Laggiu’ c’è posto per la razionalità dei Vulcaniani, per il machismo positivo del primo capitano, per la pietas quasi cristiana del secondo, per la lucidità laica di un medico geniale e soprattutto per gli ingegneri, per la loro inesausta voglia di protagonismo nella società del futuro – Tiraci fuori di qui, Scottie (Anche noi , possibilmente N.d.R.) . Quanti pezzi di giornale si sono sprecati per dire che col boom delle telecomunicazioni tutti i sogni di Star Trek erano realizzati?
L’intercom al braccio, la portabilità della comunicazione, perfino il larvale progetto californiano del Computer quantistico sono già fra noi. Solo con la teletrasmissione e con gli spostamenti in genere non ci siamo ancora. In questo per ora ha ragione Mel Brooks, quando in Balle Spaziali si fa teletrasportare di pochi metri e la macchina lo rimonta alla rovescia: “Mi ha rimontato al contrario! E perché nessuno mi ha mai detto che ho il culo così grosso?� Illusioni perdute: qualche anno fa è uscito un libro bellissimo di Lawrence M. Russ, La fisica di Star Trek, si chiamava, e ha spazzato via molti fraintendimenti: siamo lontani dalla velocità subsonica e dal volo a curvatura, maledetti, e per giunta quel saggetto non ha avuto successo.

Quelle due saghe sono per momenti diversi della giornata e del cuore. A sera, stanco morto, puoi pensare che in questo mondi ci sia il male da sconfiggere – l’Unione sovietica? Al Qaeda? Il capo ufficio? – e allora Star Wars ti spiega che la via è la New Age, il dominio dell’ira, l’allontanamento dal lato oscuro, la sintonia col mondo. L’ideale se voglio un’evasione nel futuro remoto, dove Dio ha sì lasciato il mondo, come è successo al nostro, ma senza lasciarsi dietro i veleni del fondamentalismo. Oppure in un pomerigio di festa o in una notte di sabato posso sentirmi molto anni ’50, molto fiducioso nel progresso, e volere Star Trek. Funzionano sempre quei due, ci portano sempre alla meta della soddisfazione e del “divertimento�, perché in questi film si fondono i due filoni della Science Fiction americana del dopoguerra: il futuro prossimo e “politico� (come succede anche nella trilogia della fondazione di Asimov o nella sua saga dei Robot, veri predecessori di ST). E il futuro remoto, mistico e delirante di Star Wars. Dove, attenzione, il sapere e la tecnologia non sono stati abbandonati ma trasfigurati: sono talmente assimilati in un momento che affonda nella notte dei tempi, da tornare come sapienza mistica, come “visione� e possesso dell’essere. Siamo fra Star Gate e Schopenauer.

Noi compriamo le cassette, e voi non chiamateci alla guerra dei Mondi del marketing. Quei due film sono stati assimilati come Andersen e Grimm nella vita di tutti noi, forse più. Come Pinocchio e Biancaneve nella versione disneyana. Il passaggio da show a sapienza è avvenuto in una generazione. Mesi fa cercavo di spiegare a un figlio, nemmeno così piccolo, perché secondo me era giusto cacciare Saddam Hussein dal suo posto. Mi guarda esterrefatto e mi fa: “Ma lo dice anche l’emendamento numero 5 dello statuto della Federazione. Noi (noi!) non conquistiamo i mondi che conosciamo, non li distruggiamo o sottomettiamo in alcun modo� . Mannaggia il relativismo culturale. Ai posti di combattimento, Luke. La Morte Nera è ancora là fuori
Fonte www.kataweb.it







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