Nel 2005 Stati Uniti, Europa, Cina e Giappone metteranno a punto i progetti per far tornare l'uomo sul satellite. E riconquistarlo. I motivi? Farne una base permanente, una risorsa mineraria, un ponte verso Marte. E sfruttare anche sulla Terra la supertecnologia di queste missioni.
Se la contendono un po' tutti: americani, europei, cinesi, giapponesi. Dopo oltre 40 anni di trascuratezza mondiale la Luna torna a essere un oggetto del desiderio. Il suo suolo sarà ricalpestato e riconquistato. I motivi di questo ritorno di fiamma? Più d'uno: è un obiettivo scientifico e strategico, le tecnologie utilizzate avranno ricadute civili e militari; offre la possibilità di sfruttarne i numerosi minerali; potrà essere in futuro una buona base di lancio per raggiungere Marte. Infine, il ritorno alla Luna con un equipaggio consente di recuperare lo spirito del programma Apollo e di superare la stasi del volo spaziale umano, con un ottimo investimento di immagine.
Favoriti nella prossima gara spaziale sono gli Stati Uniti: entro marzo sul tavolo dei dirigenti della Nasa dovranno esserci piani dettagliati su come ritornare sulla Luna e costruirvi una base per attività umane. A presentare i progetti, le principali società private aerospaziali che hanno ricevuto dal governo, complessivamente, 54 milioni di dollari. Entro il 2015 tutto dovrà essere pronto, secondo le direttive annunciate da George Bush nel gennaio 2004. E confermate lo scorso 23 novembre alla Sesta conferenza internazionale sull'esplorazione e utilizzo della Luna, a Udaipur, in India, alla quale hanno partecipato 170 scienziati da tutto il mondo. «Dal suolo lunare si potranno estrarre ferro, alluminio, titanio, silicio (per fabbricare pannelli solari) ed elio-3, elemento utile per la produzione di energia nelle centrali a fusione nucleare. Nella stiva di una navicella grande quanto uno shuttle potrà stare tanto elio-3 da produrre elettricità per un anno per gli Usa» ha calcolato Harrison Schmitt, astronauta dell'Apollo 17. Il satellite infine (ma questo è un progetto davvero a lunga scadenza) potrà funzionare come base spaziale per portare l'uomo su Marte entro il 2033. La riconquista della Luna definisce perfettamente il nuovo approccio della Nasa verso l'esplorazione spaziale: utilizzare i fondi disponibili per un numero minore di missioni rispetto al passato, ma più spettacolari. Perché tutto ciò sia portato avanti senza ritardi Bush ha istituito una commissione (Commission on implementation of U.S. space exploration policy) con a capo Edward Aldridge, ex comandante dell'aeronautica. Secondo la tabella di marcia, nel 2008 sarà lanciata una prima sonda attorno alla Luna per studiarne, in dettaglio, la superficie e individuare le aree più idonee all'allunaggio. Nel 2010 due robot dovranno atterrare al Polo sud, raccogliere un chilogrammo di suolo e ritornare a Terra. Carle Pieters, geologo della Brown University, è coinvolto nel programma: «Scenderanno nel più grande e antico cratere, il South Pole Aitken Basin, per esplorarlo e ricostruirne le fasi della nascita». La missione, comunque, ha anche il compito di rispolverare le tecniche di allunaggio abbandonate dopo l'ultimo volo di Apollo 17, nel 1972. Il budget totale previsto mostra quanto gli Usa credano al progetto: dei 115 miliardi di dollari messi a disposizione per lo spazio per i prossimi cinque anni dal Congresso, almeno 70 saranno destinati alla Luna. L'investimento massiccio nelle nuove tecnologie porterà vantaggi anche nel settore civile e militare: i sistemi di comunicazione radio e laser faranno un salto di qualità , perché non dovranno essere influenzati da tempeste solari o altri fenomeni astronomici; la miniaturizzazione dei sistemi elettronici sarà perfezionata per poter mettere a bordo delle astronavi calcolatori con potenti capacità di calcolo, e ciò potrebbe trasformare i plotoni di soldati del prossimo decennio in unità mobili indipendenti ma sempre collegate per scambiarsi informazioni complesse, non solo via radio.
Fonte www.startrekitalia.com