Vincent Schiavelli: andata e ritorno Data: Lun Mag 30, 2005 12:06 am Argomento: News
Ragusa- Nell'ambito del festival 'Andate e Ritorni, cinema e migranti' di Ragusa, è stato assegnato all'attore italo-americano Vincent Schiavelli, il premio 'Sicilia di celluloide', alla sua prima edizione. Schiavelli vive ormai in pianta stabile in Italia da un anno, nel suo paese di origine, Polizzi Generosa. Onorato per la consegna del premio, Schiavelli si dimostra estremamente consapevole delle sue radici e partecipe della storia della Sicilia degli ultimi 100 anni.
Vincent Schiavelli è nato il 10 novembre 1948, a Brooklyn. Cinematograficamente, nasce come 'caratterista feticcio' dei film di Forman: è apparso in Taking Off (come 'Schiavelli'), in Qualcuno volò sul nido del cuculo (era Friedrickson), in Amadeus (valletto di Salierì), Valmont e Larry Flynt. Può vantare oltre centoventi apparizioni tra cinema e televisione: da Starsky & Hutch a XFiles, da Miami Vice a Buffy, fino a Star Trek: the Next Generation. Il ruolo di serio dirigente televisivo in Man on the Moon l'ha ottenuto proprio grazie alle sue comparsate in Taxi. All'inizio degli anni Settanta, ha interpretato nella serie The CornerBar uno dei primi personaggi gay dichiarati apparsi alla televisione americana. Tra le sue interpretazioni più curiose si ricordano quella di Ghost - Fantasma di Jerry Zucker, dov'era il fantasma della metropolitana, e il suonatore di organetto in Batman– il ritorno di Tim Burton . Tra le sue ultime apparizioni, ci sono Eliminate Smoochy di Danny DeVito, e, in Italia, Gli indesiderabili di Pasquale Scimeca e le fiction televisive Ferrari di Carlo Carlei e La bambina dalle mani sporche di Renzo Martinelli. Nel 1997 la rivista "Vanity Fair" l'ha evidenziato come uno dei migliori caratteristi del cinema americano. Fonte: Umberto Bozzolini/News ITALIA PRESS
E' la prima edizione del premio 'Sicilia di celluloide'. Che significato ha per lei averlo vinto?
Sono molto onorato di ricevere questo premio, specialmente di riceverlo qui in Sicilia, dove abito ormai da un anno. E' un paese a cui tengo tanto. La Sicilia è sempre stata una terra di emigrazione. Non si può ignorare questa idea dell'andare e ritornare.
Sta lavorando a un film qui in Italia. Ce ne parli.
Sto lavorando alla sceneggiatura proprio in questi giorni. Il film è ambientato negli anni '60. Parla di un sarto comunista del dopoguerra. E' un personaggio un po' particolare. Sta sveglio di notte e dorme tutta la giornata. Vuole andare in America, ma non può prendere il visto a causa del suo passato un po' burrascoso. Allora gli viene un'idea: fare un vestito per il Presidente Nixon, che col suo apprezzamento per un sarto così abile, gli permetterebbe senz'altro di arrivare in America. A far da cornice la Sicilia degli anni '60, con i grandi cambiamenti che l'hanno carratterizzata in questo periodo.
Ha intenzione di servirsi di mezzi solo italiani, o si appoggerà ai colleghi statunitensi?
Non ne sono sicuro. Nei miei sogni vorrei solo italiani, ma è un discorso un po' complicato. Se uno fa un film in italiano è limitato nel mondo, con l'inglese invece si può andare dappertutto. Da un'altra parte però, i personaggi sono talmente siciliani che... come si fa?
Lei è anche scrittore. Ci dica qualcosa sul suo libro 'Bruculinu America'.
'Bruculinu America' è uscito in America come libro di cucina. C'erano 75 ricette e 17 racconti: le ricette facevano da colla per tenere insieme i racconti. Poi ho pensato che fosse più interessante sapere la storia delle persone che mangiano questo cibo. La ricetta si trova dappertutto, è scritta. Nella traduzione italiana, edita da Sellerio, emergono più i ricordi e la personalità degli immigrati italiani in America.
Alla luce della sua esperienza hollywoodiana, ritiene che il cinema americano tenda a stereotipare gli italiani, o è una faccenda un po' gonfiata dai media?
Penso un po' tutte e due le cose. Ma non bisogna dimenticare che De Niro, o Pacino, sono italo-americani. Come Frank Capra d'altra parte, che a mio avviso è il migliore regista della storia. La maggior parte dei grandi nomi del cinema americano sono di origine italiana. C'è in effetti un po' la tendenza a rappresentarli come gente un po' cafona, ma è una cosa che sta cambiando. E' più una cosa legata agli inizi del cinema americano, quando gli italiani erano rappresentati come grandi malandrini o grandi amanti, come Valentino.
Le è mai capitato di venire discriminato per le sue origini italiane?
No, mai. Una cosa che però ancora mi capita, quando dico di essere di origine siciliana, è di essere sottoposto a commenti di gente che non si rende conto di quello che sta dicendo: scherzano riferendosi a stereotipi di cui non avvertono la pesantezza.
Signor Schiavelli, lei è nato in America. Come ha sviluppato la sua curiosità e il suo amore per l'Italia?
Mio padre è morto quando avevo 3 anni . Sono cresciuto con i miei nonni. Il nostro quartiere sembrava la Sicilia. Mia nonna non parlava inglese: nel quartiere non ce n'era bisogno: mia nonna ha vissuto una vita in America senza parlare l'inglese. Si parlava italiano, anzi, siciliano, dappertutto: per le strade, nei negozi... Era una maestra, una persona molto colta che mi ha insegnato l'amore per le mie radici.
Quando e perché ha deciso di tornare per la prima volta a Polizzi Generosa?
E' diffusa questa strana idea: l'impossibilità per gli emigranti di fare ritorno in Patria: certo che possono! Mi sono detto: ma perché non andare a Palermo, affittare una macchina, pigliare una cartina e andare a Polizzi? Non è stato difficile, è stato più difficile prendere questa decisione!
Che impressione ha avuto quella prima volta?
Mi sembrava di rivivere la mia infanzia: era strano vedere balconi e palazzi e sentirli famigliari. Sembrava una festa famigliare, mi sembrava di conoscere tutti, era molto strano: rivivevo i racconti dei miei nonni.
Perché ha aspettato quasi vent'anni prima di tornare a Polizzi?
Beh, avevo un po' di cose da sistemare prima.
Quali sono attualmente, oltre al film, i suoi progetti in Italia?
Ho un altro progetto al momento: fondare un teatro stabile con sede a Polizzi Generosa. Sto preparando uno spettacolo, 'L'invidia di Assuntina', scritto da Katia Vitale. Parla di una casalinga invidiosa: crede che i vicini complottino per ammazzarla anche se non è vero. Nel secondo atto Assuntina convince il marito di questo fatto. I due si barricano allora in casa, facendo una cosa che non avevano mai fatto veramente: stare insieme. Per me l'invidia è il più grande difetto siciliano, in ogni aspetto della vita: credo che fermi la società. Sto anche lavorando con Mimmo Cuticchio per portare in scena 'Don Chisciotte' nell'ambito del festival 'La Macchina dei Sogni', a Polizzi. Poi, sto lavorando a un documentario che riguarda il mio 'ritorno tra virgolette'... Sto facendo la mia vita!
Che rapporto ha ora con l'America? Sente di vivere un'eperienza analoga a quella dei suoi nonni, ma al contrario?
L'America è la mia terra. Mi manca la comodità, la 'facilità' dell'America. Ma in generale sono molto contento di essere qui.
Per concludere, riassumiamo la sua prolifica carriera.
Tutto è cominciato a scuola, alla New York University. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Forman. E all'improvviso, dopo anni e anni, uno si guarda intorno e dice: oh, guarda, ho fatto una carriera!